lunedì 29 agosto 2011
ORA TOCCA A NOI, TUTTE E TUTTI IN PIAZZA IL 1 OTTOBRE.
Di Claudio Fava
Coordinamento Nazionale
Sinistra Ecologia Libertà
L’abbiamo detto, l’abbiamo scritto molte volte: c’è un paese migliore, un’Italia che non si riconosce nei colpi di coda di questo regime e neppure nelle esitazioni di un’opposizione parlamentare che balbetta invece di dire, che esita invece di fare. C’è un paese migliore che non rassomiglia alla cartolina slabbrata e malinconica che Berlusconi propone ogni giorno dell’Italia.
Un paese che ha conosciuto i giorni felici di lotta per i referendum, che è sceso in piazza per difendere il diritto di dire dei giornalisti, le ragioni dei lavoratori, l’autonomia dei magistrati, la rabbia legittima dei precari, la dignità e il sapere degli studenti e dei loro insegnanti. Un paese che vuole costruire adesso un’alternativa di governo e di futuro, che non intende attendere rassegnato il corso delle cose. A quest’Italia vogliamo dare voce e fiato, il coraggio delle parole smarrite, la fermezza dei principi irrinunciabili. Adesso tocca a noi: e mai come adesso questa parola – “noi” – dev’essere l’impegno per una mobilitazione collettiva, vasta, popolare che vada ben oltre gli iscritti e i militanti del nostro partito.
La manifestazione che Sinistra Ecologia Libertà convoca il primo ottobre a Roma, a piazza Navona, non sarà una liturgia ma un’occasione per far sentire la voce di un paese che non si è mai piegato al corso delle cose. Non si tratta solo di archiviare Berlusconi ma di rimettere in campo una filiera di pensieri lunghi, di proposte politiche, di valori alti che aprano una nuova stagione civile e morale per l’Italia. Dalla crisi si esce ricostruendo una pratica della politica che sappia redistribuire risorse, opportunità, diritti e doveri. Per questo vi chiediamo di esserci, di partecipare, di dare il vostro contributo per fare del primo ottobre una data d’inizio, il principio di un nuovo tempo della politica e della nostra vita.
Lunedi 29 agosto 2011
sabato 27 agosto 2011
REFERENDUM ELETTORALE CONTRO IL PORCELLUM. PARLAMENTO NUOVO.RIPARTE LA DEMOCRAZIA.
Comunicato Stampa
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Anche nel comprensorio Valle Umbra Nord parte la mobilitazione contro il cosiddetto " Porcellum ",la legge elettorale in vigore con la quale sono stati " nominati " gli attuali parlamentari italiani. I primi appuntamenti domenica 28 ad Assisi ( piazza del Comune, ore 10 ) e a Bastia Umbra ( ponte di Santa Lucia, ore 16 ) con banchetti per la raccolta delle firme per i due quesiti referendari. L'iniziativa è promossa da Sinistra Ecologia Libertà e Italia dei Valori come a livello nazionale e dalla lista Buongiorno Assisi.
Perché mobilitarsi e firmare ?
In un momento drammatico come questo, con il Governo italiano commissariato dall'Europa, il Paese ha piu' che mai bisogno di un Parlamento pienamente rappresentativo, capace di prendere decisioni impegnative ma condivise da tutti.
Affidando la nomina dei parlamentari a pochi capipartito, la legge elettorale che chiamiamo Porcellum li ha separati dai cittadini, facendoli apparire come una casta di privilegiati.
Vogliamo impedire che la "legge porcata" sporchi anche il prossimo Parlamento: lo dicono in troppi da 6 anni, ma il porcellum è ancora lì.
Firmate per consentire al popolo di abrogarla.
Firmate per ridare al cittadino il diritto costituzionale di scegliere i propri rappresentanti attraverso i collegi uninominali.
Una firma quindi per rafforzare e migliorare il sistema bipolare italiano e assicurare l'alternanza politica, consentendo ai cittadini di scegliere i parlamentari e chi deve governare il Paese.
Sabato 27 agosto 2011
- Sinistra Ecologia Libertà
Circolo Bellaciao Assisi
I portavoce : Maurizio Tomassini e Alessandro Comi
- Italia Dei Valori
Circolo di Assisi
Il portavoce: Lanfranco Pecetta
- Lista Buongiorno Assisi
Il portavoce : Paolo Marcucci
- Sinistra Ecologia Libertà
Circolo Sandro Pertini di Bastia Umbra
Il portavoce: Stefano Paffarini
- Carlo Cianetti
Consigliere comunale Assisi
del centrosinistra
mercoledì 24 agosto 2011
SINISTRA ECOLOGIA LIBERTA':" SCIOPERO GENERALE, IN PIAZZA PER DIFENDERE IL FUTURO DI TUTTI "
Sinistra Ecologia e Libertà parteciperà attivamente e con convinzione allo sciopero generale proclamato dalla Cgil per il prossimo 6 settembre. Il nostro partito si farà promotore delle ragioni di tale scelta e promuoverà la massima partecipazione avverso una manovra finanziaria che sempre più manifestamente si configura come una macelleria sociale disperata e distruttiva.
Ci auguriamo anzi che lo sciopero del 6 settembre oltre che generale sia anche generalizzato, e coinvolga cioè non solo quei titolari di contratto che si asterranno dalla giornata di lavoro, ma anche le centinaia di migliaia di disoccupati, precari e lavoratori in nero ai quali questo Governo sta togliendo ogni speranza per il futuro.
Scendiamo in piazza tutti per manifestare la nostra protesta a tagli iniqui e crudeli, che come sempre, colpiscono i più deboli e salvaguardano gli speculatori, i furbi e gli evasori.
Massimiliano Smeriglio,
Responsabile politiche economiche e del lavoro
Coordinamento nazionale di Sinistra Ecologia Libertà
Mercoledi 24 agosto 2011
http://www.sinistraecologialiberta.it/
martedì 2 agosto 2011
LUIGI BORI ( SINISTRA ECOLOGIA LIBERTA' ): FINANZIARE UN " PROGETTO UMBRIA " CON IL TAGLIO DEI COSTI DELLA POLITICA
Di Luigi Bori
Coordinatore regionale Umbria di Sinistra Ecologia Libertà
PERUGIA - Penso che la cosa più sbagliata, in questa situazione, sia quella di fare finta di niente. Eppure, è questo l’atteggiamento che il Partito Democratico Umbro continua a tenere di fronte alla questione morale. E lo fa disattendendo pure le indicazioni della sua Direzione e del suo Segretario Nazionale che continuano a parlare di “diversità politica” : una formula usata per dire che chi è indagato e ha incarichi pubblici deve fare un passo indietro.
Qui in Umbria, invece, il gruppo dirigente del Pd fa solo passi avanti, infischiandosene delle inchieste giudiziarie di Perugia e di Terni che coinvolgono illustri esponenti del proprio partito. Ad oggi non si è aperto nessun dibattito interno nè al Pd, nè alla maggioranza di centrosinistra. Dibattito che, per onestà, salvo noi di SEL, non è stato richiesto nemmeno dagli altri alleati. Eppure questa poteva essere una occasione per rinnovare profondamente il Centrosinistra umbro negli uomini e nelle politiche.
Eppure la svolta è necessaria.
Siamo in mezzo ad una crisi economica senza precedenti. E siamo di fronte ad un attacco diretto alle condizioni di vita, ai diritti dei lavoratori e alla democrazia sindacale, come lo sciagurato accordo del 28 giugno scorso tra Confindustria e CISL – UIL - CGIL sta a dimostrare.
Nella nostra regione hanno chiuso fabbriche importantissime come la Merloni, la Basell e la Trafomec. Strutture produttive che difficilmente riapriranno.
La grande impresa è ormai un ricordo (Tyssen Krupp docet). Ma è l’intero complesso della struttura economica regionale che soffre maledettamente. Ci sono, infatti, tante altre aziende che chiudono i battenti o sono in forte difficoltà, in ogni angolo della regione. E c’è un governo della cosa pubblica che diminuisce servizi e prestazioni e aumenta a dismisura tasse, tariffe e tributi.
Il centrosinistra non può più stare a guardare; ha il dovere di intervenire, anche in questa drammatica situazione, anche in Umbria, per progettare un futuro diverso e non “fare finta”.
Per fare questo occorre che si cambi radicalmente la mentalità di amministrare. Bisogna chiudere con il sistema di potere che in questi ultimi 15 anni ha caratterizzato il governo della cosa pubblica. Bisogna farla finita con una prassi che concettualmente usa il denaro pubblico come fosse una disponibilità privata.
Se si accetta questa svolta si può riorganizzare e ottimizzare la struttura operativa pubblica e si possono abbassare in maniera notevole i costi della politica, per liberare risorse significative da destinare al rilancio economico, a dare risposte concrete alle migliaia di precari, al miglioramento delle prestazioni e dei servizi e ad uno sgravio fiscale per i meno abbienti (purtroppo in costante crescita).
Voglio portare un esempio per tutti: la sanità. Noi sosteniamo che in una regione piccola come la nostra una Asl sia più che sufficiente. Prevederne due su base provinciale non sarebbe uno scandalo. Ma gli atti concreti del Governo Regionale vanno invece in direzione della conservazione. Non è un caso che abbiano perso mesi a discutere sui criteri di nomina dei direttori (criteri che fra parentesi hanno sconfessato il giorno dopo con provvedimenti di riconferma o di commissariamento) e nemmeno un giorno sulla possibile riorganizzazione del settore (nonostante l’ufficializzazione dell’esponenziale crescita della mobilità passiva e la contrazione di quella attiva; cioè, in sintesi, la sanità umbra sarebbe un’eccellenza, ma sempre più umbri vanno a curarsi fuori regione e sempre meno “esterni” si rivolgono al nostro sistema sanitaria).
“Va bene così” ha detto Riommi e anche chi si pronuncia per la riduzione delle Asl lo fa col trucco. E’ il caso della proposta del capogruppo del Pd Locchi che prevede, sì due sole strutture sanitarie, ma mantenendo in piedi un accrocco organizzativo territorialmente diffuso che, di fatto, costituisce un semplice escamotage per tenere in piedi gli attuali carrozzoni e poter continuare a garantire voti e potere a singoli, cordate e correnti.
Non possiamo più permetterci gli attuali costi della politica si dal punto di vista etico che finanziario. Ed è irresponsabilmente pericoloso avanzare proposte, che “fanno finta”.
Chi chiede sacrifici deve essere il primo a farli e a farli in misura maggiore degli altri.
Un'altra idea del pubblico è invece possibile. Bisogna osarne la speranza.
Basterebbe realizzare un piccolo programma in dieci punti che si potrebbe intitolare “NON CI POSSIAMO PIÙ PERMETTERE”:
1) le Province con la pletora di enti di secondo grado che girano loro intorno (Comunità Montane, Ati, Atc, consorzi, commissioni varie, ecc.);
2) i vitalizi per consiglieri regionali e trattamenti di buonuscita per loro, Presidenti di province e Sindaci beneficiari;
3) indennità troppo alte e non in linea coi parametri europei e occidentali;
4) decine di aziende pubblico–private che si occupano di acqua, rifiuti e servizi vari con tanto di Presidenti, C.d.A. e tutto il resto;
5) quattro Asl e due Aziende ospedaliere;
6) le norme sulle presidenze dei Consigli e sugli assessorati esterni che, in pratica, raddoppiano le spese di questi organismi, senza apparenti vantaggi operativi;
7) spese di rappresentanza e di funzionamento degli organismi istituzionali e politici sovradimensionate (parlo delle segreterie delle Giunte e dei gruppi, delle consulenze non giustificate da esigenze reali, del moltiplicarsi delle riunioni di Consigli e Commissioni con lo scopo evidente di aumentare il numero dei gettoni e arrivare al massimo consentito dalla legge, macchine blu, macchine bianche, ecc.);
8) incarichi esterni assegnati con compensi faraonici a dirigenti “pensionati” di vari Enti, pur in presenza di competenze adeguate all’interno degli organici degli stessi Enti;
9) gli attuali apparati apicali pubblici con decine e decine di dirigenti inutili che succhiano risorse importanti alle necessità operative degli Enti;
10) le ricche pensioni riconosciute agli ex assessori regionali, anche se non eletti.
Chi si divertirà a fare i conti dei risparmi ottenuti con questo programma (ma non è questo il tempo dell’utopia concreta? Se non ora quando?), potrebbe scoprire che si libererebbero fondi cospicui per mettere in piedi un “Progetto Umbria” di rilancio economico, di sostegno alla sua vocazione ambientale e turistica (permanentemente in affanno) e al mantenimento di livelli alti di welfare soprattutto per le famiglie più bisognose e maggiormente colpite dalla crisi.
Progetto che ha un solo obbiettivo : dare lavoro e aiutare chi non ce la fa.
Ma non dovrebbe essere questa la vocazione della sinistra?
Perugia, 30 luglio 2011
Luigi Bori
*Coordinatore regionale Umbria Sinistra Ecologia Libertà
http://www.umbrialeft.it/notizie/bori-finanziare-“progetto-umbria”-taglio-dei-costi-alla-politica
mercoledì 13 luglio 2011
SINISTRA ECOLOGIA LIBERTA': " SANITA' UMBRIA, DIECI ANNI SI, DIECI ANNI NO, DIECI ANNI FORSE ".
Quanta ipocrisia e quanto pressappochismo nel pasticcio accaduto nell’aula di Palazzo Cesaroni sulla legge per le nomine di primari e direttori di Asl!
Una maggioranza evaporata sotto l’astensionismo di IDV e PRC. Un PD che, almeno in parte, vota contro se stesso.
Una legge inutile e contorta. Contorta al punto che molti dei presenti in aula si sono posti dubbi sull’interpretazione del testo che avevano appena votato.
In Umbria c’era una vecchia legge che poneva il limite del mandato dei direttori generali a dieci anni. Dopo un po' ce ne fu un’altra (salva-qualcuno) che consentì le eccezioni. Poi la recente proposta di iniziativa della Giunta Regionale (salva-tutti), che toglieva qualsiasi limite di mandato. Infine la legge approvata l'11 u.s., che conferma il limite e (forse) lo rende retroattivo. Legge nata sulla scia della “sanitopoli” folignate, che dagli effetti della legge stessa non viene neanche sfiorata! Legge che, comunque, non esclude l'ipotesi di nominare commissari di se stessi direttori generali di lungo corso...
Un pasticcio nato in Giunta, cresciuto in Commissione Consiliare e morto in aula.
Ma che cosa di questa legge e del suo incredibile iter importa ai cittadini dell’Umbria, ai lavoratori della sanità (precari inclusi), ai pazienti ricoverati in ospedali belli, nuovi ed inefficienti? Assolutamente nulla.
Perché, nonostante le ipocrite dichiarazioni di quasi tutti i partiti (ridurre l’influenza della politica, premiare il merito invece che l’appartenenza, prevenire i coni d'ombra e così via), questa legge non cambia nulla: i direttori, quelli di ieri e quelli “nuovi”, verranno comunque nominati dai partiti in barba al merito e alla competenza, i primari lo stesso.
Chi vivrà vedrà.
La si smetta dunque di far finta e si faccia l’unica vera riforma di cui l’Umbria ha davvero urgente bisogno: una riforma che non richiede né leggi né atti amministrativi, quella che prevede che la politica torni ad essere tale, torni ad occuparsi dell’interesse generale, sappia guardare ben oltre il naso dei suoi rappresentanti.
Perugia, 13 luglio 2011
Luigi Bori, Coordinatore regionale di Sinistra Ecologia Libertà
giovedì 23 giugno 2011
SINISTRA ECOLOGIA LIBERTA': " SI, IN UMBRIA C'E' UNA QUESTIONE MORALE. GLI INDAGATI FACCIANO UN IMMEDIATO PASSO INDIETRO. "
Non possiamo accettare la logica dei due pesi e delle due misure. Quello che diciamo e chiediamo a Berlusconi e agli esponenti della destra, lo dobbiamo non chiedere, ma pretendere dagli amministratori del centrosinistra. Nella nostra regione esiste da tempo una questione morale.
E non si tratta solo di una questione squisitamente giudiziaria che si può derubricare con un semplice, se pur doveroso, richiamo alla presunzione di innocenza. Si tratta di un problema politico che investe il modo stesso di governare. Parliamo di quel sistema di potere, messo in piedi in questi anni, che ora mostra tutte le sue disfunzioni e tutte le sue negatività.
Noi chiediamo da tempo la costruzione di un nuovo progetto politico del centrosinistra anche per l’Umbria. I messaggi mandati in questo ultimo periodo dall’amministrazione regionale e, direi, dalla maggioranza delle istituzioni umbre, non recitano la parte del rinnovamento, ma cercano soluzioni neoconservatrici di quel sistema che le inchieste hanno messo a nudo e in discussione.
Bisogna invece dare segnali precisi di cambiamento nelle grandi e nelle piccole cose. Una di queste è la regola secondo la quale i ruoli istituzionali, soprattutto quelli di garanzia non possono e non debbono essere soggetti all’andamento delle singole vicende personali. Possiamo esprimere solidarietà e vicinanza con chi è stato oggetto di indagine. Ma, come succede in tutti i paesi del mondo, queste persone pubbliche debbono avere il coraggio e sentire il dovere di fare un immediato passo indietro. Se no, capire le differenze con la destra sarà estremamente difficile per i cittadini.
E a conferma di questo ci sono i risultati elettorali che mostrano l’Umbria in controtendenza con un andamento generale particolarmente favorevole al centrosinistra. Segnali precisi che durano da tempo e che hanno portato in pochi anni, il centrodestra a governare il 20% della popolazione umbra.
Per fermare la crescita lenta ma costante della destra in Umbria c’è un solo modo: cambiare, cambiare, cambiare!
Perugia, 22 giugno 2011
Luigi Bori, Coordinatore regionale di Sinistra Ecologia Libertà
http://www.selumbria.org/umbria/s-umbria-c-una-questione-morale-gli-indagati-facciano-un-immediato-passo-indietro
BASTIA UMBRA, SINISTRA ECOLOGIA LIBERTA': " IL LAVORO VIENE PRIMA DEL SOTTOPASSAGGIO "
In attesa della conferenza stampa del Partito Democratico che si terrà nella sede del Pd alle 18.30 di oggi pomeriggio, anche Sinistra Ecologia Libertà interviene in merito al Paim Franchi, lanciando all’amministrazione una proposta per avviare da subito la delocalizzazione delle officine.
«Durante l’ultima assemblea del circolo Sandro Pertini di Sinistra Ecologia e Libertà di Bastia Umbra tenutasi lunedì scorso - afferma nella nota il portavoce Stefano Paffarini -, si è deciso di replicare alle polemiche che sono sorte negli ultimi giorni e di fare il punto sulla situazione attuale, soprattutto sui punti più rilevanti.
Prendiamo spunto dalla replica dell’assessore Livieri, che giustifica la nuova spesa di 150mila euro per la revisione del Prg in quanto negli anni passati sono stati “sprecati” oltre 800mila euro (rif. comunicato stampa del Pdl del 16/06/2011) senza portare risultati rilevanti.
Premettendo che tali affermazioni sono molto discutibili, questo modo di fare ci fa venire in mente la frase “Se una cosa sbagliata la fanno in tanti, diventa giusta”. Questo modo di fare politica non ci appartiene e pertanto speriamo che il risveglio socioculturale che è nato soprattutto nei più giovani si diffonda in tutta la popolazione.
Quanto al Paim Franchi, riaffermiamo convintamente i nostri dubbi: sempre dalla nota del Pdl sopra citata, infatti, finalmente leggiamo chiaramente l’ammissione che per far partire il progetto, sia necessaria un’altra “mano” da parte dell’amministrazione (oltre a quanto già data dalla precedente con voto bipartisan!) dato che le risorse economiche per delocalizzare arriveranno solo dopo aver costruito e venduto i nuovi edifici.
Dato che normalmente chi acquista un’area la prende con tutti i “vincoli” esistenti, non vediamo la motivazione perché oggi la comunità debba essere chiamata in causa come “salvagente”.
L’iter temporale suggerito dal Comune è quello di costruire il sottopassaggio in via Firenze (progetto in essere da prima, anche se in parte differente), costruzione degli edifici nell’area Franchi e poi in seguito (quando sarà rientrato l’investimento) delocalizzare l’attività. A questo punto ci viene di suggerire che i soldi da dover spendere per il sottopassaggio, siano dirottati per trasferire l’attività (la priorità per noi è il lavoro, non dimentichiamoci che oltre 50 famiglie vivono di ciò), e in seguito gli utili derivanti dall’attività immobiliare, da utilizzare per il sottopassaggio.
Non si può barattare la delocalizzazione come conseguenza del sottopassaggio.
Per concludere vogliamo chiedere all’amministrazione quale sia lo scenario nell’eventualità che si realizzi un nuovo impianto in Ospedalicchio e dopo un breve periodo l’attività sia dismessa: non essendoci nella convenzione in atto altre clausole se non il divieto di cedere e/o frazionare l’attività Franchi Spa, ci troveremmo l’area ex-agricola, divenuta nel frattempo industriale, libera di andare sul mercato? Si tratterebbe di una “terza mano”?»
Stefano Paffarini
Portavoce SEL Bastia Umbra
Mercoledi 22 giugno 2011
http://www.vivereassisi.it/index.php?page=articolo&articolo_id=301712
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